Da New York a Roma, ecco dove si formano i cervelli italoamericani

“Il genio creativo dell’Italia e l’approccio pragmatico degli Stati Uniti, messi insieme, possono primeggiare sul mondo intero”. Così il presidente della National Italian American Foundation (Niaf), Joseph Del Raso, ha benedetto la nascita di Niaf Italia, stamattina a Roma. Negli anni Settanta, ricorda Del Raso, gli italoamericani avevano fondato Niaf per tutelare i propri diritti.
11 AGO 20
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“Il genio creativo dell’Italia e l’approccio pragmatico degli Stati Uniti, messi insieme, possono primeggiare sul mondo intero”. Così il presidente della National Italian American Foundation (Niaf), Joseph Del Raso, ha benedetto la nascita di Niaf Italia, stamattina a Roma. Negli anni Settanta, ricorda Del Raso, gli italoamericani avevano fondato Niaf per tutelare i propri diritti – all’arrivo a Ellis Island, per esempio, non venivano registrati come caucasici, in modo da azzoppare qualsiasi possibilità di carriera sul suolo americano.

La battaglia contro la macchietta dell’italoamericano tutto “broccolino” e traffici opaci è roba da secolo scorso, ora i figli degli immigrati sono alla quinta generazione e parlano al massimo l’italiano intraprendente del turista a Trastevere. “Niaf ha capito che l’unico modo per continuare a farli sentire legati al nostro paese è permettergli di incontrare le eccellenze dell’Italia contemporanea”, dice Paolo Catalfamo, già direttore di Niaf a Washington, ora presidente dell’affiliata italiana. Come dice il presidente del Comitato scientifico di Niaf Italia, Giovanni Puglisi, “ora si è aperta una gran corsa verso la Cina, e sembra che l’America resti il nuovo mondo solo nelle etichette letterarie. Questa rapporto va bilanciato, creando le opportunità per un maggiore scambio fra Italia e Stati Uniti”. Catalfamo sa già come fare: “Bisogna esporre i giovani americani ai nostri processi culturali e educativi, coinvolgendo il mondo universitario”. L’idea è quella di replicare, nello scambio, un modello di stampo americano, coinvolgendo il più possibile le imprese – che negli Stati Uniti partecipano persino alla definizione dei corsi. La Fondazione Banco di Sicilia ha creduto nel progetto, insieme alla base di Washington della Niaf. Il comitato scientifico va dall’ex premier Giuliano Amato al giornalista Alain Elkann, passando per l’étoile della Scala Roberto Bolle.

“Vogliamo abbattere le soglie della diffidenza da entrambe le parti dell’oceano”, dice Puglisi, che ricorda: “Lo scambio con l’America ci ha sempre fatto bene. Del resto, tre dei nostri premi Nobel sono stati vinti da italiani che sono andati a studiare negli Stati Uniti”.